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La Leishmania non è una condanna: perché non fa più paura
Dietro le sbarre di un canile, lo sguardo di un cane cerca disperatamente quello di un passante. Coda che sbatte, muso umido e l’ansia di piacere. Poi, sul cartellino della gabbia, l’occhio cade su una parola: positivo alla Leishmania.
In quel preciso istante la magia si rompe. Subentrano il gelo, la paura e il passo indietro. Molte famiglie scelgono di voltarsi, condannando quell’animale a un ergastolo ingiusto. Ma quanto c’è di reale in questo timore e quanto è frutto di disinformazione?
La scienza racconta una storia diversa: la Leishmania non è sinonimo di morte. Quando il parassita non colpisce gli organi interni, il cane può condurre una vita assolutamente normale, correre nei prati, giocare e spegnersi per vecchiaia. L’unica vera differenza sta nell’attenzione del proprietario, che deve semplicemente monitorare la situazione con un prelievo di controllo ogni 6 mesi.
Cos’è la Leishmaniosi e come si trasmette?
La Leishmaniosi è una malattia cronica causata da un protozoo che richiede due figure chiave:
- Il serbatoio: Un mammifero, solitamente il cane, le cui difese naturali sono meno efficienti nel combattere questo specifico parassita.
- Il vettore: Il pappatacio (o flebotomo), una zanzarina molto piccola che agisce in silenzio dal tramonto all’alba, specialmente nelle zone con meno pelo come naso, orecchie e addome.
Il rischio aumenta con le temperature calde, con picchi da marzo a ottobre, anche se al Sud Italia può estendersi a tutto l’anno.
Nota bene: essere positivi al parassita non significa essere malati. Molti cani restano asintomatici per tutta la vita grazie a un sistema immunitario forte.
Prevenzione: le tre regole d’oro
Prevenire l’infezione oggi è semplice ed efficace attraverso pochi accorgimenti:
- Antiparassitari repellenti: Collari (durata fino a 6 mesi) o pipette topiche (da ripetere ogni 21 giorni).
- Vaccinazione specifica: Riduce il rischio dell’80% e assicura che, in caso di infezione, la malattia si presenti in forma leggera.
- Riparo notturno: Proteggere il cane facendolo dormire in casa durante le ore di maggiore attività dell’insetto.
Se il cane entra comunque in contatto con il parassita, un controllo annuale con analisi del sangue ed elettroforesi permette di intervenire tempestivamente, prima della comparsa dei sintomi che possono manifestarsi anche dopo anni.
La terapia moderna: semplice e accessibile
Se un tempo la diagnosi spaventava, oggi la leishmaniosi è gestibile come il diabete o l’ipotiroidismo umano. Il segreto per far vivere un cane positivo fino a 15 anni in totale benessere risiede nel controllo periodico (ogni 6 mesi) per monitorare i titoli anticorpali e la funzionalità di reni e fegato.
Oltre ai farmaci, il supporto più grande arriva dallo stile di vita: amore, buon cibo e serenità stimolano il sistema immunitario in modo eccezionale.
Falsi miti e leggende metropolitane
- L’uomo può contrarla dal cane? No. Il contagio avviene solo tramite la puntura del pappatacio. Saliva, graffi o contatti diretti non trasmettono la malattia. Nell’uomo, inoltre, la terapia porta a una rapida guarigione.
- Può contagiare gli altri cani di casa? È altamente improbabile. Il parassita deve compiere un ciclo di 21 giorni all’interno dell’insetto prima di essere inoculato in un altro animale. Basta proteggere tutti i cani con i normali repellenti.
- Se il cane è malato, non servono antiparassitari? Sbagliatissimo. Proteggere un cane positivo evita che i pappataci lo pungano, impedendo la diffusione del parassita ad altri animali.
L’adozione come cura: il potere di una famiglia
I cani positivi faticano a trovare casa a causa dello stigma. Nell’immaginario comune si pensa ancora ai cani scheletrici del passato, quando non esistevano cure. Oggi, un cane trattato e monitorato ha il pelo lucido, energia da vendere ed è esteticamente identico a un cane negativo.
Adottare un cane con la Leishmania è una vittoria dell’intelligenza sulla paura. Uscire dal box per entrare in una casa calda riduce lo stress e migliora le difese immunitarie del cane.
Nelle foto vi mostriamo molti amici a quattro zampe positivi che oggi vivono felici in famiglia e molti di loro non hanno persino più bisogno di terapie.
A cura di NOI&LORO Odv
